Giosuč e la pelle del mondo

Giosuč e la pelle del mondo

 

 

 

“Giosuč !? Giosuč?”

Il Nonno lo stava chiamando e, tra breve, avrebbe fatto capolino nella stanza.

“Giosuč, dove sei?”

Insisteva con pazienza, mentre entrava.

E dove hai nascosto i miei occhiali?”

Ma Giosuč non rispondeva; non ci pensava nemmeno. Se ne stava, invece, ancor piů piatto nel suo rifugio fantastico: il Nonno, ormai dentro la stanza, girava e si rigirava intorno; guardava, lentamente, ora a destra ora a sinistra; osservava, con attenzione, al di sopra e al di sotto; si fermava, poi, al centro arricciando gli occhi nel cercarlo, ma senza riuscire mai a trovarlo.

“Giosuč, io lo so che ci sei: su fai il bravo, vieni fuori.”

Il Nonno sapeva bene che Giosuč non lo avrebbe mai fatto. Non gli rimaneva altro da fare, perciň, che schiarirsi la voce con un colpetto di tosse tanto da rendere ancor piů importante il momento; soffiarsi forte il naso per poi dire, finalmente:

E va bene, Giosuč! Piccolo brigante di un nipote, mi arrendo!! Puoi farti vedere, adesso.”

Eccola dunque la parola magica, tanto attesa:

“Brigante!”

Figuratevi un po' cosa ne poteva sapere, un piccolino di sei anni, di quello che significava brigante!

Cosa č, cosa non č, non si addice certo a te o mio caro Giosuč; ma brigante, di sicuro, č un suono d’avventura: a chi mai puň far paura?”

Questo pensava Giosuč, quando usciva gioioso dal suo nascondiglio: questa volta era una grotta, scura e profonda; quell’altra, invece, era saltato giů dalla sua casetta costruita sopra un albero altissimo dalle grandi, enormi e verdi foglie;         

 

 

 

quell’altra volta ancora, se lo ricordava benissimo, era arrivato cavalcando maestoso un elefante gigantesco  che, proprio da non credersi, aveva una  paura matta d’incontrare un minuscolo topolino di campagna, perso nella giungla; l’ultima volta  era arrivato strisciando, silenzioso come un

indiano, tra l’erba altissima di un luminoso ed immenso prato; insomma, Giosuč spuntava in modo completamente diverso da un posto ogni volta differente che, per chi non sa e neppure vuole guardare, era sempre la solita vecchia poltrona molto consumata ed alquanto spelacchiata.

Ma il Nonno ci vedeva benissimo, Giosuč questo lo sapeva fin troppo bene: ci vedeva cosě lontano ma cosě tanto che non poteva fare a meno di portagli via gli occhiali, tanto per rendere le cose piů difficili, appena un po’.

Ma alla fine, era sempre felice di farsi trovare; correva incontro al Nonno e tuffava il viso tra le sue gambe abbracciandole forte, per quanto poteva.

“Giosuč, mi farai cadere!”

Diceva il Nonno, preoccupato ma non troppo.

Una risata spensierata e coccolata era la risposta di Giosuč.

Allora il Nonno lo prendeva in braccio e si sistemavano sulla poltrona, che solo allora diventava una poltrona.

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